I soggetti derivati dai piccoli cavalli delle steppe non sono certo l’unico tipo equino di un paese grande come la Cina, per di più ricco di una storia millenaria: il made in China equino ofre di più.
Perché sono numericamente i più diffusi nel Celeste Impero e paesi limitrofi, ma di certo non i soli.
I cavalli di origine mongola anno conquistato le terre dove sono passati con i loro cavalieri durante le guerre dei Khan, e il loro regno è durato più di quello dei loro umani.
Ancora oggi la loro influenza è evidente è evidente nei pony Tibetani, in molte popolazioni equine nei territori che vanno dalla Siberia agli Urali fino al Kazakistan, Iran, Iraq e Kurdistan.

I pony dei monti Altai sono di tipo Mongolo, e anche i cavalli Kirghizi e Kazakhi portano chiaro l’influsso di questo cavallo incredibilmente resistente, dotato di un eccezionale vigore nativo.
Spiti, Zaskati, i giapponesi Hokkaido e Kiso e Kagoshima: tutti derivati dal piccolino combattivo e tenace che sembra una monta per bambini, e invece è stato l’arma principale della cavalleria più efficace della storia.
Ma i cinesi hanno anche allevato cavalli di tipo differente.
A parte i moderni incroci con Purosangue Inglese e Arabo per ottenere soggetti sportivi e da corsa, l’incrocio con razze più fini e di taglia maggiore era praticato sin dall’antichità.
Celebri gli allevamenti di Wu-Ti, della dinastia Han: arrivò fino al nord dell’Afghanistan per avere alcuni esemplari dei famosi cavalli dorati di Samarcanda, che provenivano dagli allevamenti del Turkestan e di Fergana.
Questi cavalli, che si diceva discendessero dai Niseani di Alessandro Magno (che a sua volta li aveva…reclutati dai Parti) erano probabilmente antenati dell’odierno Akhal-Teké.
Come questo infatti erano caratterizzati da un mantello dorato con riflessi metallici e linee particolarmente sottili ed eleganti, oltre che dalla leggendaria caratteristica del sudare sangue.
Visto che è l’anno del Cavallo di Fuoco, noi ne approfittiamo: quando ci ricapita più di parlare così diffusamente delle razze allevate in Cina?
Ah già, tra 60 anni: quando ci sarà un altro anno del Cavallo di Fuoco: ma preferiamo metterci avanti…























